Miti e leggende di Napoli: i 3 più famosi

Il mito e la leggenda da sempre ammantano Napoli e la storia della città è ricca di segreti, storie di fantasmi, spiriti benevoli o spettri maligni che ancora oggi sono parte delle credenze dei cittadini. La storia stessa della fondazione della città ha le sue radici in una delle leggende più note, quella della Sirena Partenope, tanto che uno degli aggettivi per identificare i cittadini è ancora partenopei.

Tra Munaciello, Bella ‘Mbriana, l’uovo magico di Castel dell’Ovo, gli spettri nei palazzi e nelle fortezze e le streghe, sono tanti i racconti che si tramandano da numerose generazioni e che fanno di Napoli una città piena di mistero.

Leggende di Partenope

Sono due le leggende più note sulla figura di Partenope, considerata fondatrice di Napoli. La prima deriva dall’Odissea di Omero, in cui si narra che Ulisse fu l’unico a non subire gli effetti del canto melodioso delle tre sirene, inducendole al suicidio. Il corpo di una delle tre, Partenope, fu trascinato fino all’isolotto di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, per poi dissolversi, e secondo il mito si trasformò nell’attuale paesaggio della città.
La seconda versione narra che Partenope fu una fanciulla greca innamorata di Cimone il cui amore era contrastato dal padre. I due decisero di fuggire, arrivando sulle coste napoletane, e qui la donna iniziò ad essere osannata dai cittadini perché al suo cammino la terra diventava sempre più fertile.

La leggenda di Castel dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo sul Lungomare di Napoli deve il suo nome ad un’antica leggenda che coinvolge Virgilio. Il poeta latino, considerato anche un mago nel Medioevo, avrebbe nascosto un uovo magico nelle segrete del castello per far sì che non crollasse mai. Infatti, la sua eventuale rottura provocherebbe la distruzione della fortezza e di tutta la città. L’uovo non è mai stato trovato, ma si narra che si trovi in un recipiente d’acqua in una gabbia di ferro appesa ad una trave di quercia in una stanza dei sotterranei. Nel XVI secolo un crollo dell’arco fece diffondere il panico tra gli abitanti e la Regina Giovanna I fu costretta a giurare di aver sostituito l’uovo.

Coccodrillo al Maschio Angioino

Una leggenda, narrata sia da Croce che da Dumas, racconta della presenza di un coccodrillo famelico in una delle fosse del Maschio Angioino. Usata per rinchiudere i prigionieri da punire più rigidamente, divenne un luogo misterioso perché questi scomparivano senza motivo apparente, finché non si scoprì la presenza dell’animale. Si dice che giunse a Napoli dall’Egitto con la Regina Giovanna II che lo sfruttava per dargli in pasto gli amanti che voleva eliminare. Da allora, vi si fece ricorso per far sparire le persone più scomode al regno, ma fu Ferrante d’Aragona a farlo uccidere soffocandolo con una coscia di cavallo.

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